casa    al    dono    -    corrente    umanista    socialista

la storia

"Questo è il racconto di un luogo, Casa al dono, e di un’opera collettiva, delle persone che lo hanno trasformato negli ultimi dieci anni in un centro di sperimentazione comunitaria e della scoperta della sua storia lunga secoli."

Simona Cavalca e Beniamino Vitale

CASA AL DONO. La sede del Centro Studi Utopia, Prospettiva Edizioni

Nel primo Novecento si chiamava Casa al Dono. Per anni è stata residenza estiva del critico d’arte Bernard Berenson che ha fatto di questa ex cascina seicentesca in pietra viva, immersa nel verde dell’Appennino toscano, la sede di un cenacolo culturale in cui sono stati ospiti letterati di fama internazionale come Ernest Hemingway, studiosi come Hugh Trevor Roper, o in cui hanno vissuto pittori come Adriana Pincherle Moravia, Onofrio Martinelli, Giovanni Colacicchi. Dal sodalizio artistico tra questi ultimi è maturata la corrente artistica «nuovo umanesimo». Durante la Seconda guerra mondiale Casa al Dono è stata luogo di rifugio per esuli internazionali. Nel 2000, grazie ad una straordinaria campagna di raccolta fondi e donazioni volontarie, animata da più associazioni e gruppi che operano in diversi paesi, è stata acquisita dal Centro Studi Utopia, associazione no profit di promozione sociale, per dare vita al progetto Casa della Cultura: costruire un luogo di ricerca umanistica, un centro di studi, formazione e documentazione; un ambito di sperimentazione comunitaria, di incontro e dialogo tra comunità, di rispetto e riqualifica del territorio abitato. L’habitat silenzioso e salubre, nella riserva protetta della foresta di Vallombrosa, a meno di un’ora da Firenze (e a pochi minuti dalla storica abbazia benedettina) la rendono una meta ideale per soggiorni di studio, di riposo e di svago.